Consenso 

versus

partecipazione

di Alfonso M. Iacono

 

Negli anni ’50 Lipset e Schumpeter avevano pensato che una democrazia in una società di massa dovesse essere poco partecipativa. Ciò avrebbe favorito le élites nel governo delle cose e anche la loro circolazione e alternanza attraverso meccanismi a un di presso referendari. Questo aveva segnalato il grande storico antico Moses Finley nel paragonare la democrazia degli antichi e dei moderni. Ignoranza e apatia, ben lungi dal costituire una patologia del sistema democratico, esprimono una possibile condizione della democrazia, quella che è oggi dominante e che viene fatta passare, a destra e a sinistra, come l’unica.

Che dire della moderna alleanza fra democrazia e competizione delle élites? Perché di questo si tratta, dell'ambigua convivenza o addirittura della simbiosi fra democrazia e competizione delle élites. Joseph Schumpeter   in Capitalismo, socialismo e democrazia  concepisce il metodo democratico come "lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare".Uno dei presupposti dei discorsi che intendono coniugare democrazia con competizione delle élites riguarda il fatto che tale sposalizio tanto più è felice, quanto più cresce l'ignoranza politica e l'apatia pubblica. Tradotto in altri termini, nella democrazia così concepita e teorizzata, la partecipazione è uno strumento  che serve al gioco delle élites, e, in quanto strumento, essa rimane vincolata ai limiti dell'ignoranza pubblica e dell'apatia politica . In un contesto simile la pallida distinzione fra destra e sinistra finisce con il basarsi su una diversa modalità dell’essere conservatori. E’ bene essere chiari, oggi il problema della sinistra è quello di essere fatta da partiti d’opinione culturalmente e psicologicamente conservatori. Essendosi dissolto il rapporto tra politica e territorio, e poiché la cultura di massa da popolare sta tornando ad essere soltanto plebea, crolla anche il senso della partecipazione (le primarie sono soltanto un pallido simulacro della partecipazione) che ora, in un modo diverso, ma nello stesso tempo simile ai regimi totalitari, si separa dal consenso. Risultato è un regime basato su regole democratiche fondamentalmente referendarie dove il consenso uccide la partecipazione. Ed è sulla separazione di consenso e partecipazione che Berlusconi ha costruito il suo potere. E la sinistra è ancora imbambolata, indecisa se applicare stolidamente il metodo di Berlusconi oppure se affidare la politica ad un moralismo conservatore che, oltretutto, non è in grado di sostenere sul piano della coerenza.

C'è un rapporto mortale tra l'apatia politica, l'ignoranza pubblica e i mezzi di comunicazione di massa, a cominciare dalla televisione. La mia idea è che, attraverso la TV, al crescere dell'informazione diminuisce l'apprendimento, in quanto non si riesce ad arrestare il potere distruttivo di semplificazione che la TV ha nei confronti della complessità. Non si tratta di demonizzare i mass media, ma, di sicuro, si può fare di meglio. Suggerirei di rileggere il racconto di Jerzy Kosinski, Presenze , da cui fu tratto il film Oltre il giardino . Credo che possa ancora essere una lettura utile. Lo suggerirei in particolare a tutti coloro che sono ossessionati dal dubbio che i mass media siano gli unici produttori di realtà. I mass media possono nascondere la realtà con l'evidenza, possono amplificarla, ma il mondo non si riduce alla loro realtà.

Aggiungo che, attraverso i mass media, al crescere dell'informazione cresce un tipo di consenso che si coniuga con l'ignoranza pubblica e con l'apatia politica.   Il punto è che, a mio parere, ciascuno vive come spettacolo la chiusura del sottosistema politico . La televisione è una finestra che quanto più ci fa scorgere un mondo che sta al di là dello schermo, tanto più si oppone come una barriera fra rappresentanti e rappresentati. Quanto più avvicina, tanto più allontana. Ma tutto ciò non è questione dei mass media, è questione della democrazia. La televisione non può che esprimere, nella sostanza, quel che è attualmente una democrazia organizzata per competizione delle élites. Alle forze di sinistra le cose vanno bene così ? E va bene alle forze di sinistra il fatto paradossale  che oggi è la Lega a tessere in termini localistici e razzisti quei legami territoriali e democratici che un tempo apparteneva al loro modo di essere?

La democrazia ha a che fare non soltanto con le regole procedurali, ma anche con le forme dell'apprendimento, dell'autonomia, del linguaggio e della comunicazione. Ha a che fare con le forme della vita e dei rapporti sociali. Un passo della Politica  di Aristotele suona così: “Il ragionamento sembra dimostrare che il numero dei governanti, ristretto in un'oligarchia o elevato in una democrazia, è un elemento accidentale dovuto al fatto che dovunque i ricchi sono pochi e i poveri numerosi. Perciò...la reale differenza tra la democrazia e l'oligarchia è la povertà e la ricchezza. Dovunque gli uomini governano in ragione della loro ricchezza, siano pochi o molti, si ha un'oligarchia, e dove governano i poveri, si ha una democrazia".Ma dove governano i poveri?

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