La minaccia 

Zaia 

 

di Umberto Curi

Sarà Luca Zaia, leghista a 18 carati, incontrastato leader veneto del Carroccio, il candidato del centrodestra per la presidenza della giunta regionale del Veneto. Anzi, poiché sarebbe pericolosamente consolatorio alimentare illusioni circa l’esito del voto,  sarà lui il futuro Governatore del Veneto. Di per sé, questa prospettiva non sembra essere particolarmente significativa. Almeno, così pare, se si leggono i commenti finora comparsi sui grandi mezzi di informazione. L’attenzione è concentrata prevalentemente sull’esito della vicenda “sportiva”, che ha contrapposto l’attuale Ministro dell’Agricoltura al Governatore uscente, e sulle decisioni che lo sconfitto Galan intende assumere, dopo quello che egli stesso ha definito l’ “errore”, peggiore del “tradimento”, perpetrato dai vertici del suo partito. Tutto sembra ridursi ad un semplice avvicendamento tra personaggi certamente diversi, ma anche fondamentalmente consanguinei, perché espressioni della stessa coalizione politica. Insomma, a parte alcune note legate al diverso  “carattere” dei due personaggi, non ci si attendono novità di rilievo per quanto riguarda la conduzione politica della regione nel prossimo quinquennio. E allora è bene dirlo subito con chiarezza: ritenere che non vi sarà alcun cambiamento sostanziale, e che tutto si ridurrà ad un giro di valzer di poltrone, ininfluente sulle modalità concrete della politica regionale, è uno sbaglio grave e grossolano. Di più: questa opinione è frutto di una prospettiva totalmente miope, incapace di vedere al di là del naso delle vicende politiche più immediate. E’ vero, invece, esattamente il contrario. L’avvento di Zaia a Palazzo Balbi è un evento destinato a sconvolgere radicalmente lo scenario politico nazionale, e non soltanto l’orizzonte della politica regionale. Cerchiamo di capire perché. Sarà la prima volta, anzitutto, che un esponente leghista siederà sulla poltrona del Governatore di una regione. Finora, il Carroccio aveva conquistato la guida di numerosi comuni e di altrettante amministrazioni provinciali, senza tuttavia mai riuscire ad acquisire il governo di un intero territorio. A ciò si aggiunga, in secondo luogo, che questa “promozione”, già di per sé estremamente significativa, avverrà contestualmente alla realizzazione del federalismo, vale a dire in una fase in cui la competenza su numerose e delicatissime materie sarà trasferita dallo Stato alle regioni. Tanto per fare qualche esempio: in materie come la scuola e la polizia locale, le direttive non dovranno più provenire da Roma, ma da Venezia, nel segno di un percorso già avviato con l’istituzione di un Assessorato regionale “alla cultura e all’identità veneta”. Infine, questa profonda e diffusa ridislocazione di poteri si verificherà in una regione nella quale  numerosi capisaldi strategici sono nelle mani della Lega. Tanto per capirsi: nel giro di pochi mesi, o al più di qualche anno, in diverse zone del Veneto (Treviso, anzitutto, ma anche Verona e perfino Venezia), si potrà assistere al sigillo del Carroccio su tutte e tre le cariche più importanti  – Sindaco, presidente della Provincia, Governatore regionale. Il quadro sarà inoltre completato, e reso ancor più allarmante, dalla presenza di un ministro leghista sulla poltrona del Ministero dell’interno. Un en plein politico-istituzionale senza precedenti. Una saldatura tra centri di comando, capace di agire come moltiplicatore delle energie di un popolo leghista insofferente delle mediazioni politiche, e desideroso di vedere tangibilmente tradotte in pratica alcune parole d’ordine coltivate da tempo, soprattutto per quanto riguarda i temi legati all’immigrazione. Un cortocircuito, a seguito del quale salterà l’architettura istituzionale, fatta di pesi e contrappesi, del bilanciamento tra centri di potere, a cui subentrerà un inedito regime di monopolio politico, svincolato da ogni possibilità di controllo e da ogni limite. A giudicare dai commenti finora in circolazione, le conseguenze di questa vera e propria rivoluzione, certamente conseguita con mezzi pacifici, ma non per questo meno pericolosa, sono per lo più del tutto ignorate o sottovalutate. Mentre dovrebbe apparire chiaro che, a partire dalla prossima primavera, la vita del Veneto ( ma non solo) è destinata a mutare in maniera sostanziale. Fino al punto da trasformare l’immagine tradizionale di una regione “laboriosa e pia” in un laboratorio politico, nel quale fare le prove generali di quella che potrà essere in futuro una Padania indipendente dal resto dell’Italia.

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