Federalismo alla 
veneta



di Umberto Curi







Si potrebbe replicare l’esempio dei premi Oscar, istituendo riconoscimenti diversificati a seconda delle varie categorie. Oppure ricollegarsi ad un modello letterario (per la verità, un po’ troppo elevato, viste le miserie a cui andrebbe applicato), quale è la celebre “tirata” del Cyrano di Edmond Rostand, in modo da accontentare un po’ tutti, dando a ciascuno il suo. La palma del più “immaginifico”, fra i politici che hanno commentato l’idea di aprire un Centro di permanenza temporanea per immigrati anche nel Veneto, va certamente al leghista Piergiorgio Stiffoni, secondo il quale la localizzazione migliore sarebbe “un’isoletta del veneziano, tipo Alcatraz”. Più ruspante – al solito – il vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, anch’egli del Carroccio, il quale ritiene che l’unico posto adatto sarebbe “il carcere di Santa Bona”. Toni guerreschi invece, probabilmente per la non dimenticata militanza nel Movimento sociale italiano, adopera Maurizio Saia, quando individua il luogo adatto in qualche polveriera o in un poligono di tiro ( forse per consentire ai militari di fare esercizio, unendo l’utile al dilettevole). Un improvviso sussulto autoritario, dopo tanto civettare con la sinistra, ha invece colpito il Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, la cui opinione è che i campi rom vadano semplicemente “rasi al suolo domani mattina”. Ma il vertice di questa vera e propria escalation a chi la spara più grossa, a chi mostra il cipiglio più minaccioso, spetta certamente al sottosegretario alla (udite, udite) Giustizia, senatrice Elisabetta Casellati. Il premio per la migliore sortita in materia le spetterebbe di diritto non già perché si sia abbandonata ad espressioni truci, come i colleghi prima citati. Al contrario, la vice Guardasigilli non ha smentito in questo frangente una delicatezza tutta femminile, argomentando in maniera molto pacata e senza alcun isterismo xenofobo. L’unico difettuccio nel ragionamento proposto è quando si allude al rapporto con le popolazioni delle province venete. Su questo punto, Casellati è fermissima: “non si consulteranno le istituzioni locali”. Ma come? Non doveva essere questo governo a realizzare finalmente il federalismo? Non era questa la trincea dalla quale la Lega, durante la campagna elettorale, aveva più volte dichiarato di non voler arretrare di un millimetro, pronta all’occorrenza a mobilitare “migliaia di fucili” (come aveva testualmente dichiarato Bossi)? E in che cosa consiste – di grazia – il federalismo, se non nella valorizzazione della massima autonomia dei poteri locali, sottratti alle spire soffocanti del centralismo romano? Sarebbe questo, dunque, il federalismo: neppure consultare le istituzioni locali? Sarà bene che qualcuno spieghi ai cittadini italiani come si concilia la parola d’ordine federalista con la decisione di catapultare in una o più località del Veneto e di altre regioni questi  Cpt, soprattutto ora che, in base ai provvedimenti usciti dal Consiglio dei ministri, essi si avviano a diventare dei campi semipermanenti, nei quali gli immigrati potranno essere trattenuti fino a 18 mesi. Qualcuno dovrà spiegare questo insignificante dettaglio. A meno che la linea di Casellati non trovi una più chiara spiegazione nelle dichiarazioni dello stesso Stiffoni, secondo il quale “si deve procedere senza ascoltare le istituzioni locali, le quali spesso non hanno il polso del territorio”. Capito? Se non lo hanno le istituzioni locali, chi lo ha, il polso del territorio? I funzionari dei ministeri romani? I tecnici inviati da via Arenula? O magari Berlusconi in persona, anche se non risulta che sia un cittadino di questa regione? Ma forse è vera un’altra ipotesi, capace di dissolvere interrogativi così malevoli. Non c’è alcuna contraddizione fra  il federalismo e la scelta di non consultare le istituzioni locali. Di queste ultime si ascolterà il parere su argomenti davvero fondamentali per la vita della collettività, quando – che ne so -  si tratterà di stabilire la data della festa del santo patrono o per decidere dove ospitare una tappa del giro di Italia. Ma per quella bagattella che è la localizzazione dei Centri dove segregare i clandestini e, in prospettiva, dei siti in cui costruire centrali nucleari o termovalorizzatori, su tutto ciò meglio evitare di rivolgersi a chi “non ha il polso del territorio”. Evviva la coerenza.
 
PAGINA 2
 SCHIBBOLETH
 
In
Home
 
Articoli
STAMPA