La crisi italiana, la postdemocrazia e le risposte del Partito Democratico


di Elio Matassi






La crisi del governo Prodi, le modalità che ne hanno determinato la ‘caduta’ impongono una riflessione di più ampio respiro che coinvolga quella che il politologo inglese Colin Crouch ha definito “postdemocrazia”, per determinare il modello verso cui, dopo una storia che ha conosciuto momenti molto ‘alti’ di democrazia sostanziale, tendono le democrazie occidentali.
     La postdemocrazia rappresenta una fase discendente della parabola della democrazia in cui “anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato, mentre la massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi ai segnali che riceve…”. Sembra quasi un’analisi condotta sulla più immediata attualità politica italiana, in cui il governo in carica entra in crisi per motivi esclusivamente extraparlamentari e le forze di centrodestra spingono per elezioni politiche anticipate senza porsi il problema della modifica della legge elettorale e di altri aspetti decisivi di riforme istituzionali.
     A questa accelerazione sul piano elettorale corrisponde su quello della massa dei cittadini una sfiducia crescente nelle istituzioni, un sentimento sempre più diffuso dell’antipolitica (Grillo è pronto a scendere in campo con proprie liste civiche), che sembra fin’ora colpire l’area del centrosinistra ma che finirà col travolgere anche il centrodestra. La drammaticità della situazione che sta investendo il nucleo forte della democrazia rappresentativo-liberale e che il centrodestra si illude di poter gestire, impone scelte coraggiose per l’immediato ed una lungimirante politica che torni ad accorciare le distanze tra élites politiche e massa dei cittadini.
     Il Partito Democratico è nato proprio per soddisfare un’esigenza di questa natura e dovrà farsene carico in un grande congresso di respiro ideale e politico.
    Sul piano della più immediata attualità, il Partito Democratico dovrà battersi fermamente per una ‘decantazione’ (l’espressione non è esteticamente elegante ma rende con efficacia il fine che un tale governo dovrebbe proporsi), e dunque per un governo a termine, tecnico-istituzionale che consenta di modificare una legge elettorale assurda e che, tra l’altro, impedisce ai cittadini di potersi esprimere liberamente nella scelta dei candidati, una legge, dunque, che drammatizza invece di ridurre lo scarto tra aspettative e situazione reale della democrazia. Chi crede, in maniera puramente opportunistica, di poter eludere questo problema, potrà magari avere risultati favorevoli nell’immediato ma avrà contribuito ad allargare quello scarto. Visione miope, non lungimirante, che potrebbe essere devastante per il futuro stesso della democrazia. Ritorno ancora a Colin Crouch ed alla sua analisi della democrazia liberale: la democrazia non può limitarsi ad insistere sulla partecipazione elettorale come attività prevalente per le masse di cittadini, mentre lascia un ampio margine di libertà alle attività delle lobby, con possibilità assai più ampie di coinvolgimento soprattutto a quelle economiche. Si tratta di un modello puramente elitario che risulta scarsamente interessato al coinvolgimento di cittadini o al ruolo delle organizzazioni al di fuori dell’ambito economico. 
     Il Partito Democratico è nato, invece, per far sì che aumentino per le masse le opportunità di partecipare attivamente, non solo attraverso il voto, ma con la discussione ed attraverso organizzazioni autonome, alle definizioni delle priorità della vita pubblica. Invece di andare in tale direzione, verso una democrazia “durevole”, “densa”, una democrazia di prossimità, il cartello elettorale (perché anche in questo caso si tratta semplicemente di un puro matrimonio di convenienza) del centrodestra spinge verso elezioni immediate, con una legge elettorale che, di fatto, esautora i cittadini dalla possibilità di scegliere di candidarsi. Si invocano le elezioni per tornare a dar voce al popolo e, nei fatti, si tradisce questa intenzione, rifiutandosi di modificare un sistema che perpetua le distanza tra élites politiche e massa; credo sia sufficiente questa constatazione per dimostrare la pretestuosità argomentativa del cartello elettorale del centrodestra.
     Il Partito Democratico dovrà invece assumere una posizione responsabile per contribuire a ridurre quello scarto che potrà produrre la crisi irreversibile della democrazia.
 
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