Cittadini 
e cittadinanze:
tra anagrafi e pratiche




di Giovanni Invitto






Nel nostro lessico politico, i termini di democrazia e di cittadinanza sono più modelli verso cui tendiamo che situazioni di partenza; sono presenti nella nostra Costituzione repubblicana solo in quanto rientrano nel nostro progetto di società. La Carta sta ad indicare il nostro "dover essere", non il nostro “essere”: pensiamo, ad esempio, all'affermazione secondo cui tutti i cittadini "sono" eguali davanti alla legge. L’eguaglianza è un finalità  da realizzare e non un dato già in atto. Il limite dell'ideologia illuministica e liberale è nel ritenerli acquisiti con il nostro fatto di essere.
Oggi, nella società pluriculturale, ci troviamo a dover verificare la Costituzioni occidentali, per vedere se le patologie richiamate dal sistema cosiddetto democratico, rappresentativo ecc., tra vecchie miserie e nuovi egoismi, sono fenomeni essenziali ed autonomi oppure secondari, cioè derivati da insufficienze del sistema istituzionale.
Siamo nella fase di una riprogettazione della convivenza civile e delle istituzioni per nuove forme politiche che impediscano strozzature e solidificazioni sociali. Per far questo, si tratta di rifuggire dal discorso moralistico e coscienzialistico e giungere a istituzioni che garantiscano il perseguimento di una cittadinanza non anagrafica ma aperta. Una cittadinanza che si basi su “pratiche” concrete e non su affermazioni di principio. Questo privilegia mento delle “pratiche” è stato un guadagno teorico che abbiamo fatto attraverso la rivalsa delle cittadine-dimidiate quali erano (e in parte ancora sono) le donne, non solo nell’Occidente.  
Qui la realizzazione della democrazia sostanziale è stata impedita da vari fattori. Anzitutto da un economicismo globalizzante, praticato e non teorizzato: il mercato, l'economia condizionano la politica, la "governano", e non viceversa. Occorre ritornare al governo della politica sull’economia, cioè dell’esercizio reale di tutti i diritti da parte di tutti i cittadini. Ma è possibile? E come? La politica è un sistema di simboli e in essa ci si orienta più per simboli che per ideologie, anzi la caduta delle ideologie (caduta che potrebbe non essere definitiva) ha accentuato la struttura simbolica della politica. Naturalmente, ogni sistema simbolico ha i suoi poli positivi e quelli negativi. I simboli possono essere ambigui e valere in senso diverso a seconda delle situazioni. Pensiamo alla Croce-simbolo per Francesco d'Assisi e alla Croce-simbolo per le vittime di Torquemada. I simboli possono inquinarsi quando si collocano in un contesto simbolico diverso, perché il loro significato primigenio viene soffocato e ingabbiato da altri significati. 
Come ripensare la cittadinanza comune, allora? È banale, ma è bene ripeterlo in continuazione, che non ci si sente, non si è cittadini di uno Stato se questo non garantisce i diritti primari come la garanzia del lavoro, la tutela della salute, il rispetto della dignità di chiunque. Dove va ritracciata l'unità culturale per una cittadinanza che non sia solo deputata all’anagrafe? Essa non è partitica, né religiosa, né territoritoriale. Occorre riacquistare la capacità di attraversare i movimenti e le opzioni storiche e politiche finché essi sono efficaci, senza blocchi ideologici e etno-culturali. 
Occorre liquefare la politica, darle mobilità e movimento. Il momento della conta (elezioni) è momento importante della democrazia, ma la democrazia reale muore quando si riduce al momento del contarsi. Ritorna la distinzione fatta da Rousseau tra volontà di tutti, come somma delle volontà individuali, e volontà generale, che rispetta il bene comune. 
Discutiamo sui valori comuni, perché non si è cittadini né con-cittadini per dato anagrafico né per comuni situazioni estrinseche. Oggi è molto difficile riconoscersi nella comunità, così come essa è materializzata nell’opinione comune. Occorre rifare il progetto della città, occorre una nuova fase costituente nelle cultura, nella pratiche quotidiane, prima che nelle Camere. Ogni altro obiettivo, pur importante per funzionalità interna al sistema, è dilatorio e di fatto agevola la conservazione di un modello degenerato.
 
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