Piccolo prontuario, per il Partito democratico, per una riflessione non troppo travagliata....



di Elio Matassi e Carmelo Meazza





Guardando al passato...
1)	La prima finanziaria del governo Prodi ha cambiato il clima di consenso intorno all’Unione.
2)	E’ stato un errore non valutare con più intelligenza le condizioni per un allargamento della maggioranza
3)	Nel momento della crisi di governo non è stato fatto tutto il possibile per un governo di compensazione e di riforme
4)	Lo spirito delle primarie è stato abbandonato troppo presto
5)	La costituente delle idee e dei valori, si è inaridita. La tensione di Orvieto doveva continuare dandosi nuovi strumenti. 
6)	Dopo l’elezione del Segretario occorreva continuare la costruzione del partito sul territorio, con un Congresso e con una seria riflessione sul partito politico.
7)	Con un un po’ di impegno e di passione le primarie potevano essere convocate anche per la selezione delle candidature a deputato e a senatore.  

Guardando all’oggi...
1)	Non perdere la capacità di discernimento. La sconfitta al comune di Roma insegna molte cose ma è meno grave delle dimensioni della sconfitta sul piano nazionale. E’ molto più grave che un partito territoriale come la Lega sia determinante nella prossima legislatura che un rappresentante di AN, di provenienza missina, diventi sindaco della capitale. Del resto non sarebbe male che prevalesse il costume politico per il quale si rinnova il mandato ad una coalizione non se ha governato bene, ma se ha governato in modo eccellente. Periodi epocali di governo di destra o di sinistra non fanno, in genere bene, alla salute della classe dirigente. 
2)	Il PD dovrebbe convocare un vero congresso straordinario evitando il rito del capro espiatorio ma anche assoluzioni affrettate e alzate di spalle.
3)	Il PD dovrebbe al più presto sciogliere gli equivoci sul suo profilo ideale e programmatico: non è chiaro se esso sia un partito di sinistra, di centro sinistra o di sinistra centro o qualcos’altro di nuovo. 
4)	Dovrebbe compiere un piccolo miracolo: non deve chiudere i ponti con la sinistra critica e deve stabilire una convergenza con le forze di centro escluse dalla coalizione della destra. 
5)	Deve evitare contemporaneamente di pensare che la rappresentanza intelligente di queste due aree politiche sia riducibile al rapporto con gli attuali partiti che ad esse si rapportano. 
6)	Il rapporto con il mondo cattolico e l’esperienza delle fedi religiose dovrebbe ispirare profondamente la cultura della criticità verso alcuni aspetti del contemporaneo ma non deve impedire una chiara proposta di laicità senza tentennamenti e ambiguità.

Guardando al domani:
1)	Bisognerebbe partire dai pericoli più grandi per l’Italia. E il pericolo più grande è il secessionismo. 
2)	La questione meridionale si sta trasformando nella questione siciliana e la Lega delle autonomie potrebbe immaginare di trarre molti vantaggi da una convergenza con le aspirazioni della Lega Nord. 
3)	Il PD dovrebbe combattere strenuamente per la difesa dell’unità nazionale ma con una consapevolezza non antistorica. Occorre persuadersi fino in fondo che l’unità politica dell’Europa è nell’interesse generale del Paese, soprattutto delle zone economicamente più ricche. L’unità politica dell’Europa tuttavia oggi è più lontana rispetto a quindici o venti anni fa.  Se l’Italia scegliesse un federalismo non solidale, prima o poi si spezzerebbe l’unità nazionale e a quel punto l’Europa si trasformerebbe in qualcosa di molto diverso da come fu immaginata dai suoi Padri fondatori. 
4)	Occorre dunque un riformismo europeista che ponga al centro di una battaglia non retorica la questione dell’unità politica dell’Europa a partire dal varo della Costituzione europea.
 
PAGINA 2
 SCHIBBOLETH
 
In
Home
Articoli
 
STAMPA
Articoli